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La nostra attenzione è
catturata sempre più spesso da notizie allarmanti sulla qualità del
cibo. Questo fenomeno non riguarda solamente prodotti di importazione
straniera, molto spesso le sofisticazioni alimentari avvengono
proprio sul nostro territorio.
Vi ricordate lo
scandalo dei formaggi scaduti e riciclati di questa estate? Erano
coinvolte diverse aziende italiane, se n’è parlato per un po' e
poi come molti argomenti scomodi è caduto nel dimenticatoio e tanti
saluti!
Infatti dopo pochi mesi ecco la notizia tornare in auge, il traffico
di come veniva chiamato in gergo “la m…..a”(scusate la volgarità,
ma così i trafficanti si riferivano alla
pasta di formaggio avariata da vendere)era continuato tranquillamente.
Possibile che ancora oggi non si possa sapere quali sono i prodotti
da evitare? Visto che la truffa è stata scoperta, e che i
telegiornali ne hanno parlato per diversi giorni, è troppo chiedere
di avere un elenco delle aziende coinvolte?
Il
mercato alimentare è diventato un po’ come il Far West, e mi
sentirei di certo più sicura con una rivoltella nella borsa...
Difendersi da soli è sempre più difficile, l’industria alimentare è
ormai composta da infiniti passaggi difficilmente rintracciabili, e
un po’ come con i conti cifrati, si finisce in località esotiche
dove è impossibile controllare sia la correttezza dei processi che
l’impiego di ingredienti a norma.
I
prodotti che troviamo sui banchi dei nostri supermercati non sono
più frutto del lavoro di una sola azienda, più di frequente le
materie prime sono acquistate e rilavorate da diverse fabbriche
prima di finire nel nostro piatto. Nel migliore dei casi i passaggi
sono almeno tre.
Per assicurare un maggiore controllo bisognerebbe non limitare i
controlli al termine della filiera, ma poter garantire anche a monte
la qualità degli ingredienti. Purtroppo questo sistema allungherebbe
troppo i tempi e influirebbe negativamente sui prezzi delle merci, e
dato che l’industria alimentare è alla perenne ricerca del prezzo
più basso piuttosto che della qualità superiore, non potrebbe
funzionare.
Cosa possiamo fare per cercare di mantenere la nostra dieta il più
“trasparente” possibile?
Sicuramente la filiera corta garantisce una maggior tracciabilità
del prodotto, le aziende biologiche soprattutto quelle di lunga
data, garantiscono un prodotto meno a rischio perché più controllato
e in ogni caso meno esposto a contaminazioni accidentali, dato che è
l’azienda in primo luogo ad essere a conduzione biologica. Un’
altra precauzione è sicuramente evitare i prodotti che hanno subìto
molte trasformazioni, come i pasti pronti o dove gli ingredienti non
sono facilmente riconoscibili.
Purtroppo anche stando attentissimi riusciremmo al massimo a
limitare i danni, anche perché lo slogan “sano e genuino” è molto
spesso solo un modo per vendere di più. E neanche i
sensi ci sono d’aiuto, né un bell’aspetto né un buon odore sono
presagi di una migliore qualità.
Il sistema rapido
d’allerta comunitario, la
RASFF
ogni anno pubblica una relazione sulla sicurezza dei prodotti, nel
2007 le segnalazioni sono state 7.354. Grazie a questo organismo
molte merci contaminate sono state bloccate alla frontiera o
ritirate dal mercato in tempi brevi, evitando vere e proprie
epidemie.
In
base ai dati forniti dalla RASFF questa è la lista nera dei
prodotti:
1. Frutta a
guscio e frutta secca: attenzione alla provenienza soprattutto
nel caso dei pistacchi (famigerati quelli iraniani) incriminati per
la presenza di muffe tossiche.
2. Pesci,
crostacei e molluschi: il pesce spada in testa per presenza di
mercurio, altre contaminazioni di diossina e veleni vari anche nei
frutti di mare. Evitare i prodotti in scatole e affumicati e
controllare la provenienza, per il pesce azzurro, cercate di evitare
i pesci grandi che tendono ad accumulare metalli pesanti e preferite
quelli di dimensioni più piccole.
3. Carni:
tracce di farmaci veterinari, sostanze tossiche e organismi
potenzialmente patogeni, controllate la provenienza.
4. Frutta e
verdura: residui di pesticidi sopra la soglia, preferite il
biologico.
5. Latte e formaggi: anche qui meglio biologici, freschi e
D.O.P..
Un discorso a
parte va fatto per gli integratori, spesso risultati positivi ai
controlli, per il miele di provenienza africana (dove è permesso
l’uso di alcuni antibiotici in apicoltura), e per tutti i prodotti
provenienti dalla Cina: evitateli!
Rendiamoci conto che lo scandalo che consideriamo un eccezione, è in
realtà la norma nell’industria alimentare. Inoltre molte sostanze
tossiche risultano positive solo se superano una soglia di
tolleranza giornaliera, che però viene ampiamente scavalcata
introducendo nella dieta diversi prodotti contaminati, esponendoci
così ad un accumulo tossico.
L’unica arma del consumatore è mantenere una dieta semplice a base di
prodotti freschi, cercare di fare attenzione alle etichette (vedi
legenda), e possibilmente acquistare prodotti di provenienza nota.
Attraverso MY-GREEN cercherò di tenervi aggiornati sui prodotti da
evitare.
Legenda:
D.O.P.= denominazione di origine protetta, tutte le fasi di
produzione, trasformazione ed elaborazione devono avvenire in un'
area geografica limitata.
I.G.P.= indicazione geografica protetta, almeno una fase
della produzione deve avvenire in un'are geografica delimitata.
S.T.G.= specialità tradizionale garantita, prodotti con una
"specificità" legata al metodo di produzione o alla composizione
legata alla tradizione di una zona, ma che non vengano prodotti
necessariamente solo in tale zona. |