Il termine Greenwashing fu coniato nel 1986 dall'ambientalista
americano Jay Westerveld in un articolo sulla pratica degli alberghi
di mettere nelle camere avvisi che ti ricordano di riusare gli asciugamani
per "salvare il pianeta". L' attenzione all'ambiente serviva in
realtà come copertura per una semplice operazione di diminuzione dei
costi da parte degli albergatori.
Il termine viene spesso utilizzato quando l'essere verdi diventa una
maschera dietro cui si celano solamente interessi economici, e i
soldi vengono spesi più per la pubblicità che per iniziative
ambientali. Insomma la solita vecchia pubblicità ingannevole.
Anche in periodi di crisi è dimostrato che il consumatore è più
portato ad acquistare, malgrado un prezzo maggiore, prodotti che lo
fanno sentire bene. Praticamente noi vogliamo continuare a consumare
e in più avere la coscienza a posto.
Quale terreno più fertile per venderci un bel po' di prodotti di cui
non abbiamo bisogno!
Per provare questa teoria, dopo aver ascoltato uno spot in radio
sono andata all'edicola più vicina e ho comprato un mensile (che
altrimenti non comprerei) che si faceva pubblicità usando la scusa
di un edizione dedicata all'ambiente.
Invece della plastica era avvolto in carta riciclata, ma all'interno
più che un numero dedicato all'ecologia sembrava dedicato alla
pubblicità di prodotti simil-verdi. La maggior parte delle pagine
erano occupate da aziende di dubbia coscienza ambientalista e i
redazionali erano trasformati in liste di prodotti appena usciti!
Il greenwashing funziona e anche bene. In Italia è una novità ma sta
prendendo piede molto velocemente, in fondo costa relativamente poco
darsi una pennellata di verde, un fiore oppure un bel prato, va bene
anche il cielo o un bambino che ride e vedrete che successo! Di
questi tempi tutto sta diventando ecologico, anche il finto pelo nei
cappotti è pelliccia ecologica! Va bene così non si uccidono gli
animali... ma non bastava chiamarla pelliccia sintetica!
E poi è possibile che tutte queste aziende siano diventate
improvvisamente così virtuose?
Eni, Finish, Lipton, addirittura Chiquita, solo per citarne alcune.
Il dubbio è lecito, anche perché mi sembra che più che verdi stiamo
diventando unicamente più polli.
E allora eccoci pronti a una nuova sfida, con l'aiuto di colleghi
d'oltralpe già piuttosto esperti in materia, vediamo come
difenderci:
1. riferimenti all'eco-sostenibilità in generale, senza evidenze
pratiche.
2. attenzione anche ad affermazioni troppo specifiche. es. "emissioni
ridotte rispetto a una macchina che viaggia a 60 km" segue un
asterisco che in piccolissimi caratteri a fondo pagina, parla di uno
studio misterioso.
3.diffidate, come abbiamo detto, di prati verdi ecc..
4. occhio agli investimenti "verdi" delle aziende, se sono una
minima percentuale non significano niente.
5.affermazioni che sembrano semplicemente assurde, molto spesso lo
sono.