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Un libro che sicuramente dovreste leggere, e che durante la mia
adolescenza ha fomentato il mio amore per il pianeta e avvicinato
alla causa ambientalista, è “La
ragazza sull’albero”.
Non è di certo un libro qualunque, così come non lo è la sua
autrice.
Julia Hill, ribattezzata “Butterfly”, è infatti una ragazza con
grande coraggio, che ha capito che la sua strada nella vita era
diversa da quella che stava conducendo. Julia è ora un’ambientalista
statunitense molto attiva, ma prima di questo suo risvolto di vita e
di professione era una ragazza come tante altre. Questo libro è la
storia della sua avventura narrata in prima persona, un racconto
toccante e intenso di amore, passione, determinazione e coraggio
delle proprie convinzioni.
Ciò che ha totalmente rivoluzionato la sua vita è stato un incidente
e l’incontro con Luna. Dopo quasi un anno di cure intensive per
riprendersi dal terribile incidente d’auto, nel 1997 Julia era
partita dall’Arkansas con alcuni amici per un viaggio sulla costa
occidentale. Voleva viaggiare per trovare un nuovo senso alla sua
esistenza, essendo ormai ben consapevole di quanto fosse prezioso
ogni istante di vita. Una volta giunta nelle foreste di sequoie
della “Lost Coast” californiana venne immediatamente catturata
dall’incredibile bellezza dei giganti millenari e dalla infinita
ricchezza di vita di quei luoghi.
“Quando entrai per la prima volta nella maestosa foresta di sequoie
che sembrava una cattedrale, il mio spirito capì di aver trovato
quello che cercava. Mi inginocchiai e cominciai a pregare,
sopraffatta dalla saggezza, dall’energia e dalla spiritualità
presente in questo tempio naturale”. Proprio in quel momento ci fu
il suo risvolto di vita. Il 10 dicembre 1997, infatti, Julia, da
semplice ragazza di 23 anni, salì su Luna, una sequoia di 1000 anni
nell’antica foresta di Headwaters, dichiarando che non ne sarebbe
scesa fino a quando la compagnia che aveva deciso il suo
abbattimento non si fosse ritirata da tale proposito.
L’azienda in questione era la Pacific Lumber’s, la più potente
industria americana del settore. L’area circostante Luna era stata,
infatti, quasi totalmente disboscata e, dal momento che niente era
rimasto a trattenere il terreno, una significativa parte della
montagna era franata sulla cittadina di Stafford.
Julia in quel momento non aveva idea della solitudine che avrebbe
dovuto affrontare né che i suoi piedi non avrebbero toccato il suolo
per oltre due anni.
“Salii su Luna pensando di restarci tre settimane o un mese al
massimo e mi resi conto che la gente deve immedesimarsi in un’altra
persona per capire le cose che non la riguardano direttamente.
Dovevo mettere a rischio la mia vita, fisicamente, proprio come
avveniva a Luna, perché la gente potesse capire la sua situazione”.
738 giorni passati su una piccola e traballante piattaforma a 60
metri dal suolo, costantemente esposta agli attacchi che la Pacific
Lumber’s sferrava contro di lei. Ha vissuto in balia di tempeste
violentissime, tormentata dal dubbio, dalla fame, dal freddo, dalla
solitudine e dal dolore di assistere alla distruzione di una foresta
antichissima.
“Per difendermi dal freddo sulla mia piattaforma avevo soltanto
qualche tela cerata e diversi strati di vestiti. A un certo punto
ero più larga che alta. Ci sono stati moltissimi momenti difficili,
momenti in cui ho pensato di mollare tutto e scendere. Non sono una
superdonna, e la mia permanenza su Luna non era una fiaba. Come ogni
essere umano rido, piango e ho paura. Ma stando su Luna godevo di
una vista che si estendeva per miglia in tutte le direzioni. Così
vedevo la bellezza delle foreste e allo stesso tempo vedevo la loro
distruzione. Questo mi ricordava costantemente il motivo per cui ero
lì”. Julia non aveva mai pensato di poter diventare il simbolo del
movimento ambientalista mondiale. Quando per la prima volta salì su
Luna, non aveva modo di conoscere e prevedere le condizioni
meteorologiche in cui si sarebbe venuta a trovare, né gli attacchi
che lei e la sua causa avrebbero dovuto subire.
Non poteva prevedere il profondo dolore di essere testimone del
tentativo di distruggere una delle ultime antiche foreste rimaste,
né poteva anticipare l’incredibile e straordinaria lezione di vita
che Luna le avrebbe impartito.
Julia scese dall’albero solo dopo aver vinto la sua battaglia, il 18
dicembre 1999, quando ottenne la protezione di Luna e di un’area
circostante per un raggio di circa 60 metri. Julia poteva continuare
a fare surf come le sue coetanee californiane, invece, poco più che
ventenne, mise a repentaglio la sua vita per salvare quella di una
sequoia e dell’intera foresta millenaria che stava per diventare
legname per camini.
“Mentre sto scrivendo, all’età di venticinque anni, vivo da più di
due anni su un’antica sequoia alta sessanta metri. Sono
sopravvissuta a tempeste, minacce, solitudine e dubbi. Ho conosciuto
la magnificenza e la devastazione di una foresta tra le più antiche
sulla Terra. Vivo su un albero che si chiama Luna. Sto cercando di
salvare la sua vita. Credetemi, non era proprio quello che intendevo
fare della mia vita”.
Oggi Julia Butterfly Hill è una donna di 35 anni ed è considerata
uno dei personaggi più autorevoli nel panorama ambientalista
internazionale. Conosciuta in tutto il mondo, Julia è costantemente
impegnata non solo sul fronte dell’attivismo ambientalista ma,
attraverso l’Associazione che ha fondato (Circle
of Life), opera in difesa dei diritti umani, della giustizia
sociale, delle comunità locali. Da quando è scesa dalla sequoia che
ha protetto per oltre due anni non ha smesso di lavorare
intensamente, di parlare con i giovani, con gruppi ambientalisti,
politici, a conferenze, festival, concerti rock e nelle chiese.
Quella di Julia non è la storia della donna che ha salvato un albero
vivendoci per due anni ma la storia dei motivi per cui l’ha fatto e
vuole dare un messaggio: ciascuno e ciascuna di noi può fare la
differenza e cambiare le cose.
“Molte persone, sentendo che ho comunicato con un albero, penseranno
che io sia pazza, in realtà, se riscoprissero le radici della loro
cultura vi ritroverebbero la comunicazione con la Terra, gli alberi
e gli animali. Quando noi esseri umani abbiamo deciso che questi
altri esseri viventi non potevano comunicare con noi abbiamo
cominciato a distruggerli. Oggi viviamo in un mondo che ci ha
insegnato a dimenticare il nostro cuore, il nostro spirito, le
nostre emozioni, il nostro profondo legame con la Vita. Ci ha
insegnato a vivere nella mente soprattutto, ma ciononostante non
riusciamo a pensare veramente. Così le cose che hanno un valore
reale vengono trascurate o sminuite, mentre si favoriscono quelle
che vengono solamente percepite come cose di valore, per esempio i
soldi. Per ritornare a vivere in equilibrio bisogna tornare a
includere il cuore e lo spirito nella nostra vita, anche nella
politica e nella scienza”.
Il
Blog di Julia
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