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EDITORIALE

Più furbi "noi", più verdi "loro".
Prodotti e servizi alla prova dei consumatori

Alessandro Nasini
08/02/2010
 

 

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noi furbi loro verdi

Ci stiamo facendo furbi, ed era ora. L'etichetta è bella verde, di un bel verde prato, e lo sfondo è verde scuro, verde bosco. Un anno fa avremmo messo la confezione nel carrello, soddisfatti ed appagati. Ora però stiamo diventando più esigenti, leggiamo anche le cose in piccolo, piccolissimo, vincendo la pigrizia o la stanchezza della spesa fatta alle sette di sera.

Non ci basta più sapere che quell'energia elettrica è verde perché prodotta compensando con un po' di alberi piantati da qualche parte: quanti alberi? Di quale essenza? Dove esattamente? In Liguria o Costarica? Ma dopo averli piantati vengono annaffiati e accuditi o dopo due anni diventano compensato per mobili? Non ci fregate più, siete avvertiti.

Non sappiamo se sia frutto della natura scanzonata e scettica degli italiani, ma le fregature diventa sempre più difficile darcele senza pagarne le conseguenze, al supermercato come al contatore. E non vale solo per l'Italia, la tendenza è diffusa.

Molte aziende se ne fanno una ragione ed accettano la sfida con questa nuova specie di consumatori attenti ed informati, talvolta addirittura coinvolgendoli nelle specifiche del prodotto e nel controllo della qualità. Il nuovo paradigma è vantaggioso per tutti: il consumatore acquista con maggiore fiducia ed anche in tempi di congiuntura non positiva è disposto a spendere qualcosa in più, così il margine può salire leggermente e ripagare l'impegno.

Per ora solo segnali, intendiamoci, non comportamenti di massa. I consumatori disattenti sono ancora moltissimi, così come molte sono le aziende convinte che tenendo costante la qualità ed abbassando i costi ce la potranno fare. Forse a sopravvivere ancora per un po', non certo a crescere.  I fatti stanno dicendoci che quelli che perdono terreno sono i prodotti mediocri (non solo quelli cinesi) ed i servizi così così. Tengono e crescono servizi e prodotti che possono farsi conoscere per un passa-parola positivo, quelli confrontabili con chiarezza, quelli con la garanzia lunga ed il servizio post-vendita efficiente.

Proprio in questi giorni, nel settore automotive come nell'abbigliamento o nell'alimentare, leggiamo di "errori" fatti nella progettazione, nell'approvvigionamento, nella produzione di beni di largo consumo. Vediamo anche aziende che ammettono le proprie colpe pubblicamente anche prima di "essere scoperte" e cercano di porvi rimedio senza tentennamenti limitando il più possibile i danni per il consumatore. Qualche anno fa avrebbero avuto comportamenti così corretti? Difficile fare paragoni, ma quanti di noi si sono tenuti il sedile dell'auto che cigolava da nuovo, i freni gommosi o la maglietta che - di puro cotone - irritava lo stesso la pelle? Forse, non volgiamo essere troppo ottimisti, il tempo dei cigolii e delle irritazione è finito.


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