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Lunedi 13 Ottobre Legambiente ha presentato a Belluno il rapporto
Ecosistema Urbano 2009. Da quindici anni Legambiente, con la
collaborazione dell'Istituto di ricerche Ambiente Italia, prende in
esame 103 comuni capoluogo per monitorare, attraverso 125 indicatori
(dai carichi ambientali alla qualità delle risorse, alla capacità di
gestione e tutela ambientale), la “febbre” ambientale delle nostre
città.
Il rapporto, stampato non a caso in carta riciclata, o scaricabile
da
qui, oltre a fornire la classifica delle città più o meno verdi
(per la cronaca ai primi posti Belluno, Siena e Trento, mentre
Catania, Ragusa e Frosinone agli ultimi) presenta delle interessanti
riflessioni sullo stato di salute ambientale del nostro Paese.
Al di là delle differenze abissali tra nord e sud, ma questa non è
una novità, è interessante quello che nel rapporto sottolinea il
Presidente Nazionale Legambiente Vittorio Cogliati Dezza. Il comune,
il capoluogo, la città vengono posti come nodi cruciali per
combattere i cambiamenti climatici, vista la loro grande
concentrazione abitativa, i consumi, la produzione di rifiuti e di
anidride carbonica. I sindaci hanno un ruolo fondamentale nel
prendere decisioni che permettano alla città moderna di “diventare
in poco tempo luogo privilegiato di produzione di energie pulite, di
realizzazioni tecnologiche per il risparmio energetico, di
assorbimento della CO2 attraverso la riqualificazione delle aree “.
Cogliati Dezza insiste anche sull’implementazione del trasporto
pubblico e sulla filiera corta, ossia la vendita dei prodotti
agricoli a chilometri zero.
La doppia linea d’intervento non è solo per esempio nel cercare di
“smaltire” i rifiuti, ma anche nel “prevenire” il loro formarsi;
questa la considerazione finale, che evidenzia la necessità di
divulgare una cultura dell’eco-sostenibilità che ancora non trova
nella legislazione e nella politica dei parametri vincenti.
Ecosistema Urbano 2009 è un punto di partenza.
Si parte dal locale per raggiungere il globale, per arrivare a dare
al Paese la spinta per riuscire almeno a rispettare i parametri
stabiliti a Kyoto e dall’Unione Europea. Si parte dalle città, che a
volte, orfane di una politica in grado di dare indicazioni chiare,
devono trovare la strada per rispondere le diverse criticità
ambientali che le attanagliano (basti pensare al caso di Napoli). Si
parte dal rapporto Ecosistema Urbano 2009, troppo simile a quello
del 2008, il che vuol dire che chi fa bene continua, ma chi fa male
non migliora significativamente. Si parte da un miglioramento
generale, che dati alla mano c’è, ma che è ancora troppo lento per
poter sollevare una situazione, quella ambientale, lasciata per
troppo tempo in un limbo oggi non più sostenibile.. |