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Il 27 gennaio presso La Casa del Cinema di Villa Borghese si è svolto
l’incontro Il Respiro di Roma, organizzato dalla Onlus La Vita degli
Altri.
La giornata, suddivisa in tavoli di tre quattro persone si è articolata
in interventi monografici della durata di circa un quarto d’ora
ciascuno. La sala (120 posti circa) era piena e diverse persone sono
rimaste in piedi. A parte la scarsità delle informazioni fornite
(nessuna cartella stampa) e il non utilizzo del grande schermo
retrostante, un leggero ritardo che ha impedito le domande previste dal
pubblico, l’evento per quanto riguarda la mattinata è stato interessante
per gli spunti e la polifonia degli interventi.
Il significato della giornata della memoria è stato RI-utilizzato per
ricordarsi degli alberi, vero motore e polmone verde delle nostre città;
alberi che spesso vengono considerati un problema per le radici e per le
foglie che perdono, o comunque un costo per la loro manutenzione.
Partendo dagli alberi si sono toccati temi come i parchi urbani, il
microclima, il degrado ambientale cittadino, il nuovo piano regolatore e
la necessità di creare un network di cittadini sensibili alle tematiche
ambientali.
A coordinare i vari interventi la scrittrice Margherita D’Amico. Special
Guest della giornata l’attore Luca Zingaretti che ha “prestato” la
propria immagine per dare una maggior visibilità all’evento. Tra i tanti
ospiti intervenuti lo storico Giuseppe Galasso (che ricordiamo per La
Legge n. 431/85, detta "Legge Galasso", prima normativa organica per la
tutela degli aspetti naturalistici del territorio italiano), Mirella
Belvisi di Italia Nostra, Annamaria Procacci presidente del Comitato per
il Verde Urbano, lo scrittore Carlo Ripa di Meana, e rappresentanti
della LIPU, del WWF, associazioni e comitati ambientalisti. Assente il
sindaco Gianni Alemanno che ha declinato l’invito per un impegno preso
in precedenza.
I concetti principali che sono usciti dai vari tavoli sono stati il
prendere coscienza che il patrimonio “verde” appartiene ai cittadini e
non alle amministrazioni, che fungono solo da custodi, e che il prossimo
deve essere inteso non solo come essere umano, ma come essere vivente,
dagli animali ai vegetali. Oltre la metà della popolazione della Terra
vive in aree urbane, in città, e lo sviluppo delle stesse rappresenta
una criticità cui non si può più evitare di far fronte. Le città,
osservate in uno spettro termico, sono delle isole di calore, superiori
alle aree circostanti di diversi gradi, e i palazzi di cemento sono dei
veri e propri canyon che condizionano il microclima. Il fine settimana
chi può fugge dall’urbe per andare dove? In cerca di verde, di aria
pulita. Perché non costruire, anzi ricostruire dentro le città dei
parchi degni di questo nome?
Non è solo l’aspetto “polmonare” che va preso in considerazione:
parliamo della valenza estetica del parco, di quella psicologica, di
quella sociale. Di un qualcosa che non può più essere considerato solo
un posto dove portare a passeggio il cane o fare footing. I parchi
urbani oggi sono per lo più abbandonati a se stessi, soprattutto per
quanto riguarda gli alberi, potati in maniera superficiale e sostituiti
a caso da altre specie magari inadatte, per ignoranza e superficialità.
Le leggi per la tutela dei parchi ci sono, ma, come ribadisce il
professor Galasso ci deve essere una pressione sociale enorme per farle
rispettare, la tutela non può non essere intransigente attraverso norme,
vincoli e proibizioni.
Un incontro, quello del Respiro di Roma, che con una metafora si
potrebbe definire come fatto di tante piccole gocce pronte a scatenare
un temporale, un diluvio, capace di lavare via l’ignoranza, i
pregiudizi. Capace di penetrare l’impermeabilità cementificata che hanno
raggiunto le città, e di contrastare i nuovi piani regolatori che
prevedono altro cemento, altre case, nonostante il quasi nullo
incremento demografico. Ed è questo uno dei temi cardine, la
spregiudicatezza nel costruire, infischiandosene dei bisogni, dei
vincoli, orientandosi unicamente al profitto, spesso supportati
dall’indifferenza/connivenza delle amministrazioni.
Si parte, anzi, si riparte dagli alberi, per piantarli, non per
tagliarli, e per ripensare l’ambiente in cui viviamo e con cui non
possiamo non fare i conti. Un punto di partenza per fare networking tra
le varie associazioni che nell’ambiente ci credono e che soprattutto
agiscono concretamente, per far terminare questa perenne apnea cui siamo
costretti noi cittadini, e per tirare, finalmente un respiro. Di
sollievo.
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