MY-GREEN: Etico, Eco, Bio, Sostenibile
 
   

di Olivia Monti Arduini

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14/10/2008

 

Alimentazione

Stiamo diventando più sofisticati?
 



La nostra attenzione è catturata sempre più spesso da notizie allarmanti sulla qualità del cibo. Questo fenomeno non riguarda solamente prodotti di importazione straniera, molto spesso le sofisticazioni alimentari avvengono proprio sul nostro territorio.

Vi ricordate lo scandalo dei formaggi scaduti e riciclati di questa estate? Erano coinvolte diverse aziende italiane, se n’è parlato per un po' e poi come molti argomenti scomodi è caduto nel dimenticatoio e tanti saluti!

Infatti dopo pochi mesi ecco la notizia tornare in auge, il traffico di come veniva chiamato in gergo “la m…..a”(scusate la volgarità, ma così i trafficanti si riferivano alla pasta di formaggio avariata da vendere)era continuato tranquillamente.

Possibile che ancora oggi non si possa sapere quali sono i prodotti da evitare? Visto che la truffa è stata scoperta, e che i telegiornali ne hanno parlato per diversi giorni, è troppo chiedere di avere un elenco delle aziende coinvolte?

Il mercato alimentare è diventato un po’ come il Far West, e mi sentirei di certo più sicura con una rivoltella nella borsa...

Difendersi da soli è sempre più difficile, l’industria alimentare è ormai composta da infiniti passaggi difficilmente rintracciabili, e un po’ come con i conti cifrati, si finisce in località esotiche dove è impossibile controllare sia la correttezza dei processi che l’impiego di ingredienti a norma.

I prodotti che troviamo sui banchi dei nostri supermercati non sono più frutto del lavoro di una sola azienda, più di frequente le materie prime sono acquistate e rilavorate da diverse fabbriche prima di finire nel nostro piatto. Nel migliore dei casi i passaggi sono almeno tre.

Per assicurare un maggiore controllo bisognerebbe non limitare i controlli al termine della filiera, ma poter garantire anche a monte la qualità degli ingredienti. Purtroppo questo sistema allungherebbe troppo i tempi e influirebbe negativamente sui prezzi delle merci, e dato che l’industria alimentare è alla perenne ricerca del prezzo più basso piuttosto che della qualità superiore, non potrebbe funzionare.

Cosa possiamo fare per cercare di mantenere la nostra dieta il più “trasparente” possibile?

Sicuramente la filiera corta garantisce una maggior tracciabilità del prodotto, le aziende biologiche soprattutto quelle di lunga data, garantiscono un prodotto meno a rischio perché più controllato e in ogni caso meno esposto a contaminazioni accidentali, dato che è l’azienda in primo luogo ad essere a conduzione biologica. Un’ altra precauzione è sicuramente evitare i prodotti che hanno subìto molte trasformazioni, come i pasti pronti o dove gli ingredienti non sono facilmente riconoscibili.

Purtroppo anche stando attentissimi riusciremmo al massimo a limitare i danni, anche perché lo slogan “sano e genuino”  è molto spesso solo un modo per vendere di più. E neanche i sensi ci sono d’aiuto, né un bell’aspetto né un buon odore sono presagi di una migliore qualità.

Il sistema rapido d’allerta comunitario, la RASFF ogni anno pubblica una relazione sulla sicurezza dei prodotti, nel 2007 le segnalazioni sono state 7.354. Grazie a questo organismo molte merci contaminate sono state bloccate alla frontiera o ritirate dal mercato in tempi brevi, evitando vere e proprie epidemie.

In base ai dati forniti dalla RASFF  questa è la lista nera dei prodotti:

1.  Frutta a guscio e frutta secca: attenzione alla provenienza soprattutto nel caso dei pistacchi (famigerati quelli iraniani) incriminati per la presenza di muffe tossiche.

2.  Pesci, crostacei e molluschi: il pesce spada in testa per presenza di mercurio, altre contaminazioni di diossina e veleni vari anche nei frutti di mare. Evitare i prodotti in scatole e affumicati e controllare la provenienza, per il pesce azzurro, cercate di evitare i pesci grandi che tendono ad accumulare metalli pesanti e preferite quelli di dimensioni più piccole.

3.  Carni: tracce di farmaci veterinari, sostanze tossiche e organismi potenzialmente patogeni, controllate la provenienza.

4.  Frutta e verdura: residui di pesticidi sopra la soglia, preferite il biologico.

5. Latte e formaggi: anche qui meglio biologici, freschi e D.O.P..

Un discorso a parte va fatto per gli integratori, spesso risultati positivi ai controlli, per il miele di provenienza africana (dove è permesso l’uso di alcuni antibiotici in apicoltura), e per tutti i prodotti provenienti dalla Cina: evitateli!

Rendiamoci conto che lo scandalo che consideriamo un eccezione, è in realtà la norma nell’industria alimentare. Inoltre molte sostanze tossiche risultano positive solo se superano una soglia di tolleranza giornaliera, che però viene ampiamente scavalcata introducendo nella dieta diversi prodotti contaminati, esponendoci così ad un accumulo tossico.

L’unica arma del consumatore è mantenere una dieta semplice a base di prodotti freschi, cercare di fare attenzione alle etichette (vedi legenda), e possibilmente acquistare prodotti di provenienza nota. 

Attraverso MY-GREEN cercherò di tenervi aggiornati sui prodotti da evitare.

Legenda:

D.O.P.= denominazione di origine protetta, tutte le fasi di produzione, trasformazione ed elaborazione devono avvenire in un' area geografica limitata.

I.G.P.= indicazione geografica protetta, almeno una fase della produzione deve avvenire in un'are geografica delimitata.

S.T.G.= specialità tradizionale garantita, prodotti con una  "specificità" legata al metodo di produzione o alla composizione legata alla tradizione di una zona, ma che non vengano prodotti necessariamente solo in tale zona.

 

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